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Gabriel Bortoleto, Fernando Alonso, Audi, Aston Martin, Bahrain, 2026

Alonso ha ancora un anno all'INFERNO

Gabriel Bortoleto, Fernando Alonso, Audi, Aston Martin, Bahrain, 2026 — Foto: © IMAGO

Alonso ha ancora un anno all'INFERNO

Potrebbe non essere un addio felice per una leggenda della Formula 1.

Con tutte le speculazioni sul possibile ritiro di Max Verstappen e Lewis Hamilton nel caso in cui la stagione 2026 non riservi loro buone sorprese, in Formula 1 c’è un nome che ha attirato meno attenzioni.

Fernando Alonso, uno dei grandi piloti del XXI secolo, ha 44 anni, il contratto scade al termine della stagione e si trova a dover affrontare quella che alcuni definiscono "un altro anno all'inferno". Non si tratta di nostre impressioni, ma delle parole riportate dal noto commentatore spagnolo di F1, Antonio Lobato, che ha citato una fonte vicina al due volte campione del mondo.

Le prove di pre-stagione hanno messo in luce che la prima monoposto di Aston Martin in F1, progettata da Adrian Newey, sta andando a gonfie vele... o meglio, all’incontrario. Il motore Honda, che mostra evidenti segni di criticità, è accoppiato a un telaio che sembra pagare il prezzo di un’ambizione oltre misura.

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Alonso: pronto a soffrire

Durante un’intervista al Bahrain per SoyMotor, Lobato ha rivelato: "Ho parlato con una persona vicina a Fernando, la quale mi ha confidato: 'Un altro anno all’inferno, un altro anno di sofferenza'".

Da tempo si muovono voci secondo cui Alonso potrebbe ritirarsi al termine di questa stagione, raggiungendo così i 45 anni, e tutto fa presagire una graduale uscita dalla Formula 1, senza il clamore che ci si potrebbe aspettare, a meno che non si senta il decadente rombo di un motore Honda.

Il pilota andaluso ha anche commentato le osservazioni di Max Verstappen circa il nuovo stile di guida che imporranno le vetture del 2026: "Capisco cosa intende Max, perché ogni pilota vuole trovare quel margine in più in curva, magari guadagnando cinque km/h in più".

Tuttavia, oggi il ritmo di gara è deciso dall’energia che il motore riesce a erogare sulla retta. In passato la differenza risiedeva nel downforce: ricordo che, al suo apice, Max affrontava le curve a 280 km/h mentre noi faticavamo a raggiungere i 250 km/h a causa di una carenza aerodinamica. In fondo, in questa competizione, l’essenziale è mantenere la massima concentrazione, come se si chiudesse il visore e ci si dedicasse interamente alla gara.

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