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Lewis Hamilton, Ferrari, Bahrain, 2026

Litigi con Netflix? Hamilton è vistosamente assente dalla piattaforma.

Litigi con Netflix? Hamilton è vistosamente assente dalla piattaforma.

Alessandro Lombardo
Lewis Hamilton, Ferrari, Bahrain, 2026

La ottava stagione di Drive to Survive è stata distribuita venerdì 27 febbraio. Dopo aver seguito gli otto episodi, sorge una domanda inquietante: dove si trova Lewis Hamilton?

Prima di immergerci nella nuova stagione della Formula 1 su Netflix, due storie hanno catturato l’attenzione: la travagliata prima esperienza di Hamilton con la Ferrari e il sorprendente licenziamento di Christian Horner da parte della Red Bull Racing. Il documentario dedica ampio spazio all’addio di Horner, mostrandolo insieme a sua moglie, Geri Halliwell, mentre commentano quanto accaduto dalla loro casa nel Northamptonshire. Al contrario, gli episodi dedicati alla difficile avventura di Hamilton a Maranello lasciano pochi dettagli e spiegazioni.

Il racconto del calvario a Maranello suggeriva di trovare un “succo” in mezzo a tanta pasta: purtroppo, quel condimento è rimasto difficile da individuare. Vale la pena ricordare che Lewis ha concluso la stagione senza salire sul podio, chiudendo al sesto posto e distanziato di 267 punti dal nuovo campione, Lando Norris (consulta la classifica).

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Il problema di Hamilton alla Ferrari, quasi inesistente

Abbiamo seguito ogni minuto degli otto episodi e possiamo affermare che non sono state condotte interviste approfondite con il campione a sette titoli, 41 anni. Inoltre, il documentario non chiarisce sufficientemente cosa sia andato storto o quali errori siano stati commessi alla Ferrari nel 2025. L’episodio 6, intitolato “Il Duello”, si avvicina a trattare il tema, concentrandosi soprattutto sulla sfida accesa tra Mercedes e Ferrari e sulla rivalità tra compagni di squadra, mentre le problematiche personali di Hamilton vengono solo appena accennate.

Nonostante Netflix abbia registrato migliaia di ore di materiale per questa stagione e alcune scene possano essere state escluse dal montaggio finale, è deludente constatare quanto si sia sprecata l’occasione per approfondire una delle trame più interessanti del campionato. Un’analisi più dettagliata da parte di esperti italiani avrebbe potuto arricchire notevolmente la narrazione, invece di affidarsi a sporadici interventi di Will Buxton, il quale si limitava a osservare che la Scuderia non procedeva secondo i piani.

È televisione della realtà, non un documentario

Sebbene la delusione si faccia sentire, dopo otto stagioni si deve accettare che Drive to Survive sia prima di tutto un reality show, piuttosto che un documentario esaustivo. Il programma è stato ideato per il tifoso occasionale e non per il seguace più esigente, risultato che ha comunque avuto un impatto fondamentale sulla crescita esponenziale della Formula 1 negli ultimi anni. Liberty Media, infatti, ha annunciato ricavi record giovedì scorso, in gran parte grazie all’era DtS. In conclusione, nonostante manchino grandi rivelazioni, il format offre immagini spettacolari, scorci delle personalità, una dose abbondante di glamour e alcuni momenti divertenti e sfacciati, lasciando però la sensazione di aver ricevuto più “pasta” che vero sugo.

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