La scuderia di Formula 1 Ferrari è stata al centro di controversie durante la stagione 2019, accusata di aver gareggiato con un motore non conforme. I risultati dell’indagine condotta dalla FIA rivelarono, infatti, che l’organo aveva raggiunto un accordo riservato con il team italiano, alimentando ulteriori dubbi. Quale anomalia avrebbe infatti scoperto la FIA? E perché la sanzione inflitta a Ferrari non è mai stata resa pubblica?
Il leggendario team, titolato sedici volte campione costruttori e quindici volte titolato piloti, rappresenta uno dei colossi della Formula 1. Sebbene pochi conoscano nel dettaglio i retroscena del celebre “Cavallino Rampante”, a Maranello si rievocano ancora con orgoglio i giorni d’oro. L’ultimo titolo costruttori fu conquistato nel 2008 e, con l’avvento dell’era ibrida nel 2014, le potenze italiane hanno perso terreno, prima contro Mercedes e poi a favore della Red Bull Racing. Oggi, McLaren – anch’essa alimentata da motori Mercedes – propone il pacchetto più competitivo.
Ferrari: un inizio turbolento nella stagione 2019
Dopo un terzo posto nel campionato costruttori nel 2016 e posizioni di rilievo nel 2017 e 2018, le aspettative dei tifosi per il 2019 erano altissime, con la speranza che Ferrari potesse finalmente contendersi il primato con Mercedes. Tuttavia, l’illusione si spense rapidamente: dopo una sessione di test invernali poco incisiva, nella prima gara in Australia la scuderia mostrò evidenti carenze sia in rettilineo che in curva, perdendo preziosi secondi rispetto alla concorrenza. Vettel terminò quarto, seguito dal compagno Leclerc, entrambi a 57 secondi dal vincitore,
Lewis Hamilton.
Un sorprendente colpo di scena
A Bahrain, solo due settimane dopo, accadde qualcosa di inaspettato sulle monoposto Ferrari. L’efficienza in rettilineo aumentò notevolmente, permettendo di recuperare gran parte dello svantaggio in una sola curva grazie a una velocità massima superiore. All’improvviso, Leclerc conquistò la sua prima pole position in Formula 1, seguito da Vettel. Pur con Hamilton che registrava tempi oltre mezzo secondo più lenti, era evidente che Ferrari aveva svelato un segreto tecnico dai risultati decisamente interessanti.
Sospetti tra i rivali e teorie tra la stampa
Come avviene frequentemente in Formula 1, le squadre avversarie seguirono con attenzione gli sviluppi interni alla scuderia. Durante un weekend in Italia circulò una notizia rivelatrice: i dati GPS indicavano che la squadra non otteneva la sua velocità massima grazie a miglioramenti aerodinamici, bensì a un aumento delle prestazioni del motore. Nel circuito di Monza, indispensabile per le alte velocità, Ferrari guadagnava quasi un secondo per giro sui rivali. Leclerc ottenne un’ulteriore pole e la vittoria, mentre Vettel realizzò una hat-trick nella successiva gara a Singapore. In totale, Leclerc totalizzò sette pole nel 2019, superando ogni altra stella del campionato.
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Fuga controllata o manovra con il sensore del carburante?
Una prima ipotesi sosteneva che Ferrari avesse adottato una fuga controllata nel refrigeratore d’aria, consentendo così l’iniezione di olio nella combustione per ottenere un impulso temporaneo extra. Un’altra teoria suggeriva che, grazie a una manovra con il sensore del carburante della FIA – incaricato di monitorare il consumo consentito – la squadra fosse riuscita a iniettare maggiore carburante in rettilineo, incrementandone così la velocità massima. Di contro, dopo ogni gara le monoposto superavano con regolarità le verifiche tecniche della FIA.
Accuse di gioco scorretto: la FIA rafforza i regolamenti
Il malcontento tra i rivali cresceva. Durante il weekend messicano, la Red Bull Racing richiese formalmente alla FIA un chiarimento in merito al presunto “trucco” adottato dalla scuderia. La risposta fu netta: manipolare il sensore del carburante era categoricamente vietato. Il direttore della FIA, Nikolas Tombazis, citò due direttive tecniche che rendevano illegale qualsiasi artificio simile. Una settimana dopo negli Stati Uniti, Ferrari perse bruscamente il vantaggio in termini di velocità, e nelle qualifiche Leclerc si attestò al quarto posto, convincendo così gli avversari che qualcosa non quadrava. Ad Austin la polemica si intensificò ulteriormente, con
Max Verstappen che commentò a Ziggo Sport: “Questo è ciò che accade quando smetti di barare”. Sia Leclerc che il team principal, Mattia Binotto, negarono categoricamente qualsiasi irregolarità, spiegando che il calo di prestazioni era dovuto all’impiego di un motore datato da parte del pilota e a un assetto dell’auto orientato a incrementare la downforce in curva.
Sembra che la situazione fosse risolta, ma il mistero persiste
Alla fine della stagione la FIA annunciò una nuova direttiva tecnica, che dal 2020 in poi imponeva l’installazione di due sensori del carburante anziché uno, per evitare future manipolazioni, indipendentemente dai riscontri relativi a Ferrari. Nel contempo, le squadre rivali – ad eccezione di
Haas e
Alfa Romeo, team customer della scuderia – scelsero di protestare formalmente, mentre la FIA ribadiva che i dettagli dell’accordo sarebbero rimasti riservati.
Il secondo comunicato della FIA
«La FIA ha condotto un’analisi tecnica approfondita dell’Unità di Potenza della Scuderia Ferrari, come previsto per ogni concorrente del Campionato Mondiale di Formula 1», recitava il comunicato ufficiale, precisando che lo studio condotto nel corso del 2019 aveva suggerito che la PU Ferrari potesse operare, in determinate occasioni, al di fuori delle normative. La scuderia respinse con forza tali accuse, assicurando di aver sempre rispettato le regole. Di fronte alla complessità del caso e alla difficoltà di provare in modo conclusivo eventuali infrazioni, la FIA optò per non procedere oltre.
Il comunicato proseguiva affermando: «Per evitare gli effetti negativi di un processo disciplinare prolungato e nell’interesse della stabilità del campionato, la FIA, in conformità all’articolo 4, comma ii, delle norme giudiziarie e disciplinari, ha raggiunto un accordo con Ferrari. Tale intesa, considerata parte integrante di ogni sistema disciplinare, tutela sia l’integrità dello sport sia la reputazione della FIA.»
Ferrari, Haas e Alfa Romeo in caduta nel 2020
Pare che la FIA non sia riuscita a dimostrare in modo incontrovertibile che Ferrari avesse impiegato un motore illegale nel 2019 e, per evitare di compromettere l’immagine di entrambi, abbia preferito evitare un contenzioso lungo e complicato. Tuttavia, l’episodio aveva ancora capitoli da scrivere: già durante le sessioni di test pre-stagione 2020 Ferrari mostrava i primi segni di debolezza. Con l’avvio del campionato, la scuderia italiana si ridusse a un'ombra di se stessa, incapace di replicare la performance del 2019. Il team concluse al sesto posto nel campionato costruttori, mentre Leclerc si fermò all’ottava in classifica e Vettel rimase ulteriormente indietro; anche Haas e Alfa Romeo faticarono a restare in gara.
Ferrari spiegò che il telaio fosse stato progettato appositamente per il potente motore del 2019, impedendo così alla nuova unità di integrarsi in modo ottimale. I media suggerirono che qualunque sia stata la sanzione, essa avrebbe contribuito al repentino declino del team italiano, alimentando molteplici ipotesi sulla natura della penalizzazione.
Cosa hanno concordato FIA e Ferrari?
Alcuni ipotizzavano che, durante l’intera stagione, a Ferrari fosse stato concesso un minor consumo di carburante, spiegando così il calo nelle prestazioni. Questa teoria venne rafforzata dall’ex steward Mika Salo, che nel 2021 dichiarò sul suo canale Twitch: “Lo scorso anno Alfa Romeo ha sofferto a causa delle irregolarità di Ferrari. Se quest’anno riusciranno a sfruttare appieno il loro potenziale, potrebbero registrare miglioramenti. Non so se Ferrari presenterà un motore nuovo nel 2021, ma a loro sarà permesso utilizzare la potenza completa rispetto all’anno precedente.”
Un’altra ipotesi suggeriva che, nell’ambito degli “accordi tecnici” con la FIA, Ferrari avesse testato durante il 2020 un carburante sperimentale. Il comunicato della FIA menzionava infatti il contributo della scuderia nella ricerca di combustibili sostenibili e, nel 2022, la Formula 1 iniziò a utilizzare parzialmente il carburante E10. Sarebbe trattarsi, dunque, di una raccolta dati basata su una miscela diversa da quella adottata dagli altri team?
I motori Ferrari brillano nel 2022
Secondo quanto evidenziato da diversi analisti, questa ipotesi trova conferma nel rendimento straordinario mostrato da Ferrari nella prima metà del 2022. Leclerc riuscì a tenere il passo con Max Verstappen nel campionato mondiale e alcuni esperti, come Marc Surer, ritengono che la scuderia fosse ben preparata per sfruttare la nuova composizione del carburante, grazie anche a una precedente esperienza in tal senso. Persino Haas e Alfa Romeo registrarono qualche miglioramento, suggerendo che, in qualche modo, la sanzione potrebbe essersi trasformata in un vantaggio competitivo.
Tra ipotesi e speculazioni, qualcosa non torna
Nonostante tutte le teorie e le analisi, il mistero resta irrisolto. Se Ferrari ha effettivamente tentato scorciatoie nel 2019, in cosa consisteva esattamente l’accordo con la FIA e come avrebbe potuto determinare il drammatico crollo del 2020, la verità potrebbe rimanere per sempre avvolta nel mistero. I fatti, tuttavia, lasciano trapelare che dietro questa vicenda si cela ancora un alone d’enigma.
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